Noce
di Sorrento
La presenza della noce in Campania fin da tempi
remoti, almeno dal I secolo d.C., è testimoniata
dal ritrovamento ad Ercolano, nella Casa d'Argo,
di alcuni resti carbonizzati di frutti dalla
forma molto simile a quella attuale, mentre a
Pompei, nella Villa dei Misteri, sono stati
rinvenuti alcuni dipinti che riproducono le
noci. E l'ambiente pedoclimatico campano,
particolarmente favorevole a questa coltura, ha
consentito la sua larga diffusione nel tempo
nella maggior parte degli areali di pianura e di
collina. |
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Non a caso la varietà italiana di noce più
coltivata e più pregiata in assoluto è nata in
Campania: parliamo della cultivar Sorrento,
originaria della Penisola Sorrentina, dove ha
trovato un habitat di elezione per le
caratteristiche ambientali di questo territorio,
ideali per il robusto e armonico sviluppo
dell'albero. Di qui si è andata via via
estendendo nelle zone frutticole classiche di
tutte le province campane (con prevalenza dei
vocati suoli vulcanici del Napoletano), dando
luogo ad una ampia gamma di ecotipi, tutti noti
come Noce di Sorrento, anche se quelli più
coltivati e commercializzati sono due. In
funzione della forma del frutto, dunque, si
distinguono due tipi principali di noci di
Sorrento: uno con guscio allungato, regolare,
leggermente appuntito (con il "pizzo") all'apice
e smussato alla base e l'altro rotondeggiante e
più piccolo. Le tecniche di coltivazione,
ispirate ai metodi di allevamento tradizionale,
e le caratteristiche organolettiche sono le
stesse per entrambi i tipi. Così in entrambi i
casi il guscio è di colore chiaro, poco rugoso,
sottile, tanto da rompersi con una leggera
pressione. Il gheriglio - cioè la parte
commestibile della noce - è di colore bianco
crema, poco oleoso (capace perciò di conservarsi
bene per un certo tempo), sostanzioso, tenero e
croccante, di sapore gradevolissimo, con aroma e
retrogusto del tutto particolari, sia se gustato
fresco sia se consumato dopo un periodo di
conservazione.
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Un gheriglio, inoltre, che vanta un peculiare requisito di pregio: a differenza
di quanto accade negli altri tipi di noce, infatti, può facilmente essere
estratto integro, il che lo rende molto apprezzato dai palati e dall'industria
dolciaria. La coltivazione della noce di Sorrento nel corso degli ultimi decenni
si è andata sempre più spostando dalla culla di origine della costiera
sorrentina (i comuni di Vico Equense e Monti Lattari, soprattutto) alle fertili
aree dell'agro Nolano-Palmese-Sarnese, della zona Flegrea e di quella Vesuviana,
del Vallo di Lauro e Baianese, della Valle Caudina, della Pianura Casertana e
della Valle dell'Imo. Le primissime noci sorrentine, ancora acerbe, vengono
vendute solo in Campania tra fine agosto e i primi di settembre, e sono una vera
specialità. Ma la raccolta, manuale, si concentra nei mesi di settembre e
ottobre, dopodiché le noci vengono messe ad essiccare all'aperto, su graticci,
in zone ben ventilate. Le invidiabili qualità di queste noci, prelibate se
mangiate, ad esempio, insieme al pane "casareccio", ne fanno un ottimo
ingrediente per tante ricette di cucina e di pasticceria. Con le noci "immature"
macerate in alcool, poi, si prepara il famoso Nocino, liquore scuro, dolcemente
aromatico e digestivo. Ora per la Noce di Sorrento, così buona, gradita dal
mercato e tanto saldamente legata ai suoi ambienti storici di produzione, è in
arrivo l'atteso riconoscimento dell'Igp (da tempo sono stati avviati dalla
Regione Campania gli studi preliminari per la redazione del disciplinare di
produzione e di tutta la documentazione necessaria per avanzare la richiesta di
registrazione), che potrà contribuire ad una migliore valorizzazione di questa
coltura, oggi sempre più soggetta, sul mercato globale, alla concorrenza di
prodotto straniero.
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